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9 Maggio 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Nel 2017 famiglie italiane più ricche

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Le stime sulla ricchezza elaborate dall’Istat e dalla Banca d’Italia hanno consentito una analisi approfondita delle attività patrimoniali in possesso delle famiglie e delle società non finanziarie. Dallo studio emerge che a fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane, misurata come somma delle attività reali (abitazioni, terreni, ecc.) e delle attività finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.) al netto delle passività finanziarie (prestiti a breve termine, a medio e lungo termine, ecc.), è risultata pari a 9.743 miliardi di euro. È quanto rivela l’Istat nel comunicato stampa del 9 maggio 2019.

Le attività reali (6.295 miliardi di euro) rappresentavano il 59 per cento della ricchezza lorda (totale delle attività) e le attività finanziarie (4.374 miliardi di euro) il restante 41 per cento, a fronte di 926 miliardi di passività finanziarie. Tra fine 2016 e fine 2017 la ricchezza netta valutata ai valori correnti è aumentata di 98 miliardi di euro (+1 per cento), dopo aver registrato riduzioni nel triennio precedente. L’incremento riflette l’aumento delle attività finanziarie pari a 156 miliardi di euro (+3,7 per cento), che ha ampiamente compensato la riduzione di 45 miliardi di euro (-0,7 per cento) delle attività reali, in diminuzione dal 2012, e l’aumento delle passività finanziarie di 13 miliardi di euro (+1,4 per cento).

A fine 2017 la ricchezza netta delle società non finanziarie è risultata pari a 1.053 miliardi di euro. Il totale delle attività del settore, 4.943 miliardi di euro, è costituito per il 63 per cento da attività non finanziarie. La ricchezza lorda delle imprese è cresciuta di 177 miliardi rispetto alla fine del 2016 (+3,7 per cento), grazie all’aumento per 196 miliardi di euro della componente finanziaria (+11,9 per cento), che ha controbilanciato la contrazione delle attività reali (-0,6 per cento), in diminuzione dal 2013. Tale contrazione è dipesa prevalentemente dalla riduzione del valore degli immobili (-2,7 per cento) compensata in parte dall’incremento di quello degli altri beni di capitale fisso, in particolare impianti e macchinari (+2 per cento) e prodotti di proprietà intellettuale (+6,1 per cento). Le passività finanziarie sono aumentate di 200 miliardi rispetto al 2016 (+5,4 per cento), soprattutto per la variazione di azioni e altre partecipazioni (143 miliardi di euro), in presenza di una dinamica ancora contenuta del credito.

Due anni fa le abitazioni costituivano circa la metà della ricchezza lorda delle famiglie. Dal lato finanziario, il risparmio gestito (quote di fondi comuni, riserve tecniche assicurative e fondi pensione) è stato pari al 14 per cento della ricchezza lorda, seguito dai depositi (13 per cento) e dalle azioni e partecipazioni (10 per cento). Tra il 2005 e il 2011 il peso delle abitazioni sul totale delle attività è salito dal 47 per cento al 54 per cento, per poi ridursi negli anni successivi sino al 49 per cento nel 2017. La tendenza alla discesa dei prezzi sul mercato immobiliare residenziale, in atto dal 2012, ha determinato una riduzione del valore medio delle abitazioni e la conseguente contrazione del valore della ricchezza abitativa.

Relativamente alle società non finanziarie, alla fine del 2017 gli immobili non residenziali incidono per il 25 per cento della loro ricchezza lorda mentre gli impianti e macchinari rappresentano l’11 per cento. Il portafoglio finanziario è costituito prevalentemente da azioni e altre partecipazioni (14 per cento) e dagli altri conti attivi (13 per cento), che includono principalmente crediti commerciali: questi ultimi sono risultati quasi completamente bilanciati dai debiti commerciali presenti tra le passività.

Nel 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane è stata pari a 8,4 volte il reddito disponibile, misurato al lordo degli ammortamenti. Secondo i dati dell’OCSE questo rapporto è più alto di quello relativo alle famiglie francesi, inglesi e canadesi (intorno a 8), anche se nel periodo il divario si è notevolmente ridotto. Negli ultimi anni l’indicatore è gradualmente sceso dal picco raggiunto nel 2013, con un andamento opposto a quello osservato per gli altri paesi. Il livello elevato di quest’indicatore nel confronto internazionale è amplificato dal ristagno ventennale dei redditi delle famiglie italiane. Se misurata in rapporto alla popolazione, in Italia la ricchezza netta familiare è risultata superiore agli altri paesi nel 2008 e nel 2009; negli anni successivi essa si è mantenuta su valori stabili, mentre negli altri paesi è aumentata. Alla fine del 2017 il valore della ricchezza pro capite delle famiglie italiane si è collocato leggermente al di sopra di quello delle famiglie tedesche.

Infine, le imprese italiane risultano poco indebitate nei confronti internazionali. Sempre nell’anno in oggetto, i debiti finanziari rapportati al valore delle attività non finanziarie ammontavano al 45 per cento per le società non finanziarie italiane, un valore pressoché stabile dalla fine del 2005, che collocava le imprese italiane nel gruppo delle meno indebitate. Valori più elevati dei debiti in rapporto alle attività non finanziarie sono stati osservati nello stesso anno per le imprese canadesi e francesi (rispettivamente 88 per cento e 82 per cento), mentre l’indebitamento ha inciso in misura minore per le imprese tedesche (39 per cento).

 

 

 

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