Giurisprudenza

14 Maggio 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Niente licenziamento con l’emoticon giusto

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L’utilizzo delle oramai famose “faccine” all’interno delle chat e sui social network (WhatsApp) ha impoverito e trasformato la comunicazione in forma scritta. Sicuramente non è del medesimo avviso l’operaia che grazie all’uso dei cosiddetti emoticon ha evitato di perdere il posto di lavoro.

È il caso affrontato dal Tribunale di Parma che con la sentenza n. 237/2019 ha considerato illegittimo il licenziamento di una lavoratrice che in una chat telefonica privata tra colleghi aveva rivolto pesanti offese personali al datore di lavoro, con minacce di sabotaggio aziendale: “Se tutte un giorno poi non ci presentiamo voglio vedere che fa poi”, “Lo denuncio pure”, “Sempre più schifata sono”, “È strunx”, “Un marito così mi sarei già impiccata” “Magari lo mandiamo tutti a fanculo e poi voglio vedere”, “Se è così spero che a lui e alla moglie gli venga un brutto quarto d’ora”, “Questo è mobbing”.

Questa era la misura dei messaggi scritti apparsi sulla chat tenuta da diverse colleghe e che perdurava da circa quattro mesi. L’azienda, venuta a conoscenza dei fatti, aveva immediatamente licenziato l’operaia per giusta causa, ritenendo gravi le offese personali apparse nella chat.

Di diversa opinione, invece, il giudice che ha condannato l’azienda al reintegro nel posto di lavoro della dipendente ed al pagamento di una indennità risarcitoria. La decisone del magistrato si è basata sulla natura privata delle conversazioni (principio della segretezza della corrispondenza), sul legittimo diritto di critica rivolto al datore di lavoro e sul tono complessivo delle critiche rivolte al superiore.

Il giudice, infatti, notando che le espressioni utilizzate dall’imputata erano intervallate da emoticon (faccine), le ha ritenute canzonatorie piuttosto che diffamatorie.

 

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