Giurisprudenza

10 Gennaio 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Niente sanzioni per chi omette dichiarazione senza dolo o colpa

Nel respingere il ricorso dell’Agenzia delle entrate avverso una sentenza della Ctr Emilia Romagna, l’ordinanza della Corte di Cassazione n. 29561 del 16 novembre 2018 afferma che sono da escludere il dolo e la colpa in presenza di una denuncia all’autorità giudiziaria del commercialista di fiducia.

L’Agenzia delle Entrate notificava alla signora V.L. avviso di accertamento con il quale, rilevato che la contribuente aveva ceduto la propria azienda, per un corrispettivo dichiarato di Lire 250.000.000, nel corso dell’anno 2000, omettendo poi di presentare la dichiarazione per il predetto periodo d’imposta, recuperava a tassazione l’importo dalla stessa percepito a titolo di avviamento (Lire 197.000.000) e le comminava la sanzione di Euro 47.301,86 per omessa presentazione della dichiarazione.

L’avviso era impugnato dalla V., la quale deduceva che l’inadempimento fiscale era da imputare al proprio commercialista, contro il quale aveva sporto denuncia. Il ricorso era respinto integralmente dalla CTP di Bologna con sentenza che veniva appellata dalla contribuente. La Commissione tributaria regionale dell’Emilia, con sentenza depositata in data 14 maggio 2012, accoglieva parzialmente l’appello e, ritenuto che la mancata osservanza degli adempimenti fiscali fosse dipesa dal comportamento del commercialista, sulla cui diligenza la contribuente aveva incolpevolmente fatto affidamento, dichiarava non dovute dalla stessa le sole sanzioni. Avverso tale sentenza l’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione

L’Agenzia nel suo ricorso ha sostenuto che non vi era prova che l’omesso pagamento dell’imposta fosse da addebitare solo al professionista, rimanendo comunque in capo alla contribuente l’obbligo di vigilare sul suo commercialista, non essendo risolte – dette questioni – “dalla mera denuncia dei fatti da parte del contribuente”. Ma i giudici di legittimità hanno diversamente concluso, e, sulla scorta di un precedente enunciato, per il quale “la prova è tuttavia superabile a fronte di un comportamento fraudolento del professionista, finalizzato a mascherare il proprio inadempimento (Cass. 12473/2010)”, hanno ritenuto che i giudici di merito abbiano correttamente espresso la loro decisione, e cioè che la “mancata osservanza degli obblighi di natura formale e sostanziale, nonché tutte le irregolarità riscontrate, erano dipesi dal comportamento del commercialista della contribuente in buona fede”.

Inoltre, ai sensi del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 5, la violazione delle norme tributarie suscettibile di sanzione richiede che il comportamento addebitato sia posto in essere con dolo o anche colpa; il contribuente a cui venga contestata la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi non può considerarsi esente da colpa per il solo fatto di aver incaricato un professionista delle relative adempienze, dovendo egli altresì allegare e dimostrare, al fine di escludere ogni profilo di negligenza, di avere svolto atti diretti a controllare la loro effettiva esecuzione; la prova è tuttavia superabile a fronte di un comportamento fraudolento del professionista, finalizzato a mascherare il proprio inadempimento” (Cass. 12473/2010). La CTR ha osservato, al riguardo, che il commercialista di fiducia della V. era stato denunciato all’autorità giudiziaria per la sua negligente condotta ed ha rilevato che “la mancata osservanza degli obblighi di natura formale e sostanziale, nonché tutte le irregolarità riscontrate, erano dipesi dal comportamento del commercialista della contribuente in buona fede”. Trattasi di valutazione di merito incensurabile in sede di legittimità, con conseguente rigetto del ricorso.

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