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12 Maggio 2020 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Partite Iva primo trimestre 2020

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Nei primi tre mesi del 2020 sono state aperte 158.740 nuove partite Iva ed in confronto al corrispondente periodo dello scorso anno si registra una flessione del 19,7 per cento, determinata prevalentemente dall’emergenza sanitaria. Lo ha annunciato l’Osservatorio partite Iva con il comunicato stampa dell’11 maggio 2020.

Più in dettaglio si rileva che, nei primi due mesi dell’anno, risulta una contrazione dell’8 per cento delle aperture di partita Iva dovuta principalmente alla diminuzione di avviamenti in regime forfetario rispetto al notevole aumento riscontrato nei primi mesi del 2019 grazie all’innalzamento del limite di ricavi a 65.000 euro. Gli effetti dell’emergenza sanitaria sono rilevabili nel mese di marzo con un calo di aperture pari al 50 per cento rispetto a marzo 2019.

La distribuzione per natura giuridica mostra che il 76,1 per cento delle nuove aperture di partita Iva è dovuto alle persone fisiche, il 18,6 per cento alle società di capitali, il 3,6 per cento alle società di persone; la quota dei “non residenti” e “altre forme giuridiche” rappresenta complessivamente l’1,6 per cento del totale delle nuove aperture. Rispetto al primo trimestre del 2019, tutte le forme giuridiche accusano consistenti cali di aperture: dal -17,1 per cento delle società di persone al -20,7 per cento delle persone fisiche; in questo caso, nel primo bimestre la flessione maggiore riguarda le persone fisiche (-9,7 per cento), che l’anno scorso hanno subito un forte aumento a causa delle massicce adesioni al regime forfetario, mentre è più contenuta per le società di capitali (-2,9 per cento). Nel mese di marzo le diminuzioni si attestano tra il 50 ed il 57 per cento per tutte le forme giuridiche. Da segnalare in controtendenza i soggetti non residenti, che continuano a registrare un forte aumento (+56,7 per cento) e si concentrano in particolare nel commercio elettronico.

Riguardo alla ripartizione territoriale, il 45,2 per cento delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 21,5 per cento al Centro e quasi il 33 per cento al Sud e nelle Isole. Il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente mostra una generalizzata diminuzione di avviamenti: la più contenuta in Valle d’Aosta (-8 per cento), la più marcata nel Lazio (-23 per cento). Nei primi due mesi il calo maggiore si è avvertito in Calabria (-11,3 per cento), mentre l’Abruzzo ha segnato un incremento dell’1,5 per cento; in marzo la Lombardia ha accusato una flessione del 55,2 per cento.

In base alla classificazione per settore produttivo, le attività professionali risultano il settore con il maggior numero di aperture di partite Iva (19,7 per cento del totale), seguito dal commercio con il 17,1 per cento e dalle costruzioni (9,7 per cento). Rispetto al primo trimestre del 2019, tra i settori principali la maggiore flessione di aperture si è avuta nelle attività di intrattenimento (-24,9 per cento, in marzo -63,9 per cento), la meno sensibile nella sanità (-10,5 per cento). Nei primi due mesi i servizi alle imprese registrano una diminuzione di avviamenti del 14,1 per cento, mentre l’istruzione è in attivo del 2,2 per cento.

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione di genere mostra una sostanziale stabilità (maschi al 61,1 per cento). Il 47,6 per cento delle nuove aperture è stato avviato da giovani fino a 35 anni ed il 31,7 per cento da soggetti appartenenti alla fascia dai 36 ai 50 anni. Rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno, tutte le classi di età registrano decrementi di aperture: la più consistente è il -31,9 per cento della classe più anziana.

Nel periodo considerato 81.779 soggetti hanno aderito al regime forfetario, pari al 51,5 per cento del totale delle nuove aperture, con una diminuzione del 21,7 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Al riguardo, in gennaio la flessione è stata pari al 10,9 per cento, in marzo al 50,6 per cento.

 

Fonte Mef

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