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13 Luglio 2020 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Più pensionati che occupati

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Il numero delle pensioni erogate in Italia ha superato quello degli occupati (dipendenti e autonomi). Considerando che il numero dei pensionati che continuano a lavorare in Italia sono circa 400 mila, nello scorso mese di maggio coloro che avevano un impiego lavorativo sono scesi a 22,77 milioni di unità, mentre gli assegni pensionistici erogati risultano superiori. Il quadro emerge da una elaborazione dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre.

Al 1° gennaio 2019, infatti, la totalità delle pensioni erogate in Italia ammontava a 22,78 milioni. Se teniamo conto del normale flusso in uscita dal mercato del lavoro da parte di chi ha raggiunto il limite di età e dell’impulso dato dall’introduzione di quota 100, successivamente all’ 1 gennaio dell’anno scorso il numero complessivo delle pensioni è aumentato almeno di 220 mila unità. Pertanto, possiamo affermare con una elevata dose di sicurezza che gli assegni stanziati alle persone in quiescenza sono attualmente superiori al numero di occupati presenti nel Paese.

I fattori che hanno determinato questo scenario sono due: gli effetti della crisi dovuta al Covid con conseguente calo occupazionale, e il progressivo invecchiamento della popolazione italiana.

A livello regionale (dati del 1°gennaio 2019) tutte le otto regioni del Sud presentano un numero di pensioni superiore a quello degli occupati. Tra le province meridionali solo tre registrano un saldo positivo, ovvero più lavoratori attivi che pensioni erogate. Esse sono: Teramo, Ragusa e Cagliari. Al Nord, invece, l’unica regione in difficoltà è la Liguria, che ha tutte le quattro province con il saldo negativo e il Friuli Venezia Giulia che ha un saldo pari a zero. Al Centro, invece, male anche l’Umbria e le Marche. Ovviamente, le situazioni più problematiche si registrano nelle aree dove l’età media è più avanzata. A livello regionale quella più elevata si trova in Liguria (48,46 anni medi). Subito dopo scorgiamo il Friuli Venezia Giulia (47), il Piemonte (46,54), la Toscana (46,52) e l’Umbria (46,49). A livello provinciale, invece, la realtà più vecchia d’Italia è Savona (48,85 anni medi), seguono Biella (48,70), Ferrara (48,55), Genova (48,53) e Trieste (48,39). Le più giovani, invece, sono Bolzano (42,30), Crotone (42,18), Caserta (41,35) e Napoli (41,31).

L’invecchiamento della popolazione è un tema che riguarda tutti i paesi economicamente avanzati. Giappone e Germania, ad esempio, presentano degli indicatori demografici molto simili ai nostri. Ricordiamo che il problema è stato messo all’ordine del giorno addirittura nel G20 tenutosi ad Osaka l’anno scorso che l’ha definito, per la prima volta nella storia, un rischio globale.

L’80 per cento degli over 65 vive nelle venti economie maggiormente sviluppate che insieme producono l’85 per cento del Pil mondiale e, più degli altri, potrebbero beneficiare del dividendo demografico generato dai paesi emergenti.

Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione è rilevante non solo per le conseguenze sociali ma anche per quelle economiche in termini di spesa sanitaria e di sostenibilità del sistema pensionistico. In particolare, i consumi degli over 60 sono mediamente più alti rispetto a quelli degli under 30 nel comparto dell’alimentazione, della casa e della salute. Ma in tutti gli altri settori, il divario è ad appannaggio delle classi demografiche più giovani che, però, anche in Italia si stanno contraendo paurosamente.

 

Fonte CGIA Mestre

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