Giurisprudenza

3 Settembre 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Prima i dipendenti poi l’erario, ma solo nelle procedure esecutive e fallimentari

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Non è punibile il contribuente che incorre nel reato di omesso versamento dell’Iva, se dimostra che non sia stato altrimenti possibile reperire le risorse economiche e finanziarie necessarie a consentirgli il corretto e puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie, pur avendo posto in essere tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale, dirette a consentirgli di recuperare, in presenza di un’improvvisa crisi di liquidità, quelle somme necessarie ad assolvere il debito erariale, senza esservi riuscito per cause indipendenti dalla sua volontà e ad egli non imputabili.

Lo afferma la Cassazione penale con la sentenza n.36709 del 30 agosto 2019.

L’articolo 45 del codice penale è rubricato “Caso fortuito e forza maggiore” e dispone che: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per caso fortuito o per forza maggiore”. La “forza maggiore” è intesa come quella forza assoluta ed invincibile della natura che va venir meno nel soggetto la coscienza e la volontarietà della condotta. Un fatto imponderabile, imprevisto ed imprevedibile, che esula del tutto dalla condotta dell’agente, sì da rendere ineluttabile il verificarsi dell’evento, non potendo ricollegarsi in alcun modo ad un’azione od omissione cosciente e volontaria dell’agente.

Le mere difficoltà economiche in cui versa il soggetto agente non possono integrare la forza maggiore penalmente rilevante. Vale il principio generale per cui, nei reati omissivi, integra la causa di forza maggiore l’assoluta impossibilità, non la semplice difficoltà, di porre in essere il comportamento omesso.

Inoltre, la scelta del contribuente di pagare lo stipendio ai dipendenti piuttosto che fronteggiare il debito erariale mette in evidenza il profilo psicologico del reato. La politica della sistematica perpetrazione dell’illecito amministrativo-tributario, quale strumento di gestione della crisi di liquidità, non può giustificare la forza maggiore che s’invoca al momento della scadenza del termine c.d. lungo, come se tale forza maggiore non affondasse le sue radici in una situazione di persistente illegittimità voluta dal soggetto.

Infine, è opportuno ricordare come l’omesso versamento dell’Iva non possa essere giustificato, ai sensi dell’art. 51 c.p. (esercizio di un diritto o adempimento di un dovere), dal pagamento degli stipendi dei lavoratori dipendenti, posto che l’ordine di preferenza in tema di crediti prededucibili, che impone l’adempimento prioritario dei crediti da lavoro dipendente (art. 2777 c.c.) rispetto ai crediti erariali (art. 2778 c.c.), vige nel solo ambito delle procedure esecutive e fallimentari, e non può essere richiamato in contesti diversi, ove non opera il principio della “par condicio creditorum”.

 

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