Giurisprudenza

18 Giugno 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Prima risolvere il concordato, dopo si può fallire

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Secondo l’orientamento della Corte di Cassazione, i crediti falcidiati (quota parte del credito non riconosciuta) per effetto del concordato costituiscono nuove obbligazioni rispetto al debito originario.

Il mancato rispetto degli impegni concordatari rappresenta una nuova insolvenza del debitore, tutelabile solo attraverso la dichiarazione di fallimento. Quindi, l’unico strumento per tutelare i crediti falcidiati è il ricorso al fallimento, mentre laddove il creditore intendesse chiedere il fallimento per l’ammontare originario del credito, occorrerebbe attivare il procedimento di risoluzione del concordato.

Con la sentenza n. 1148 del 16 maggio 2019, la Corte di Appello di Firenze propone una diversa soluzione, opponendosi all’orientamento della giurisprudenza di legittimità. Secondo la Corte d’Appello la dichiarazione di fallimento della società in concordato preventivo è inammissibile senza la preventiva risoluzione del concordato.

La Corte di Appello sostiene che l’orientamento che annovera i debiti concordatari falcidiati come nuovi debiti non può essere condiviso, in quanto la causa del debito è riconducibile al titolo originario e la falcidia attiene solo alla sua quantificazione, ma non entra a far parte della “causa petendi” (elementi oggettivi sui quali si forma la domanda), né, d’altra parte, sussistono elementi per i quali si possa configurare l’istituto della novazione, ossia quando l’obbligazione si estingue nel momento in cui le parti sostituiscono all’obbligazione originaria una nuova obbligazione con oggetto o titolo diverso.

Immagine dal web

 

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