Giurisprudenza

18 Dicembre 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Professionista evasore: controllabile il conto corrente della moglie

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L’amministrazione finanziaria può controllare il conto corrente della moglie del professionista, nel caso in cui il marito si trovi al centro di un controllo fiscale e abbia delega per effettuare operazioni sul conto stesso. È quanto dispone l’ordinanza n. 32427 dell’11 dicembre 2019 della Cassazione civile.

L’Agenzia delle entrate avverso una sentenza della Commissione Tributaria della Sicilia che rigettava l’appello presentato sempre dall’Agenzia ha proposto ricorso.

Il caso riguarda un avvocato che ha ricevuto un avviso di accertamento di maggior reddito per l’anno 2006 a seguito di verifica delle movimentazioni bancarie effettuate su conti correnti a lui riconducibili. La sentenza di appello è stata favorevole all’imputato, in quanto sul conto corrente in oggetto – intestato alla coniuge – l’avvocato aveva solo facoltà di traenza e dall’attestazione rilasciata dalla banca risultava che la firma di traenza degli assegni emessi relativi al citato conto, recavano tutti la firma della moglie del professionista, mentre in riferimento ad un altro conto la maggior parte dei movimenti si riferisce al pagamento di un canone di locazione per un appartamento utilizzato dal figlio dell’avvocato.

La Corte ha cassato la sentenza della CTR Sicilia. In tema di accertamento delle imposte sui redditi vige la presunzione posta a carico del contribuente, secondo cui i versamenti operati su conto corrente bancario vanno imputati a ricavi conseguiti nell’esercizio dell’attività libero professionale o di lavoratore autonomo; per vincere tale presunzione, non è sufficiente la prova generica circa ipotetiche distinte causali dell’affluire di somme sul conto corrente, ma è necessario che il contribuente fornisca la prova analitica della riferibilità di ogni singolo movimentazione alle operazioni già evidenziate nelle dichiarazioni, oppure la prova inversa dell’estraneità delle operazioni alla propria attività.

In presenza di alcuni elementi sintomatici, come il rapporto di stretta contiguità familiare tra il contribuente e gli intestatari dei conti bancari sottoposti a verifica, la presunzione di cui sopra si applica anche alle operazioni effettuate su questi conti. In tal caso, infatti, è particolarmente elevata la probabilità che le movimentazioni sui conti dei familiari debbano ascriversi, salvo prova contraria, allo stesso contribuente sottoposto a verifica.

La Suprema ha confermato quanto dettato in precedenti sentenze, seppur in tema di reddito d’impresa: “lo stretto rapporto famigliare e la composizione ristretta del gruppo sociale è sufficiente a giustificare, salva prova contraria, la riferibilità delle operazioni riscontrate sui conti correnti bancari di tali soggetti all’attività economica della società sottoposta a verifica, sicché in assenza di prova di attività economiche svolte dagli intestatari dei conti, idonee a giustificare i versamenti e i prelievi riscontrati, ed in presenza di un contestuale rapporto di collaborazione con la società, deve ritenersi soddisfatta la prova presuntiva a sostegno della pretesa fiscale, con spostamento dell’onere della prova contraria sul contribuente”.

 

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