Mondo Impresa

27 Aprile 2021 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Ristori e sostegni ancora troppo lenti

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Secondo l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, dei 64,7 miliardi di euro di aiuti diretti messi a disposizione dai governi Conte e Draghi alle attività economiche per fronteggiare l’emergenza Covid, poco meno del 50 per cento non è ancora stato accreditato in quanto si tratta di risorse in gran parte previste con la legge di Bilancio 2021.

Ancorché questi 64,7 miliardi di euro costituiscono un importo molto rilevante, solo 22,8 miliardi sono le risorse erogate a fondo perduto (pari al 35,2 per cento del totale). Altresì, se rapportati ai circa 350 miliardi di euro di contrazione del fatturato registrata dalle aziende italiane nel 2020, questi 64,7 miliardi soddisfano solo il 18,5 per cento dei mancati incassi totali.

I tecnici mestrini chiedono al Governo di accelerare in merito alla velocità di erogazione delle misure a sostegno delle micro imprese e dei lavoratori autonomi. Il prossimo decreto sostegni, infatti, sarà un banco di prova importante. Non solo perché la dimensione economica dovrà essere decisamente più consistente delle misure approvate precedentemente, ma anche perché dovranno arrivare nel conto corrente degli imprenditori in tempi rapidissimi.

Dei 35,5 miliardi di euro di aiuti fino ad ora previsti per l’anno in corso, 6,5 consentiranno la decontribuzione Inps per le nuove assunzioni e altri 6,3 verranno erogati come credito di imposta per gli investimenti. Se aggiungiamo i 2,5 miliardi di decontribuzione Inps in capo alle partite Iva che l’anno scorso hanno perso oltre un terzo di fatturato, questi 15,3 miliardi di euro (pari al 43 per cento del totale aiuti riferiti al 2021), difficilmente potranno essere ad appannaggio delle micro imprese e dei lavoratori autonomi che sono state le realtà più colpite dalla crisi.

La CGIA sottolinea che il principale problema non sono le chiusure imposte per decreto dal Governo, visto che attualmente in tutti gli altri principali paesi europei le misure di confinamento sono più stringenti delle nostre, ma gli aiuti economici, che da noi sono arrivati in misura insufficiente e con grave ritardo. Altrove, invece, sono stati erogati tempestivamente e con dimensioni molto importanti.

Salvare le micro e piccole imprese italiane vuol dire salvaguardare una fetta importante dell’economia del nostro paese. I numeri sono eloquenti. Al netto dei dipendenti del pubblico impiego, le attività con meno di 20 addetti costituiscono il 98 per cento delle imprese presenti nel Paese e danno lavoro alla maggioranza degli italiani, vale a dire al 54,6 per cento degli occupati. Inoltre, queste micro realtà producono il 37 per cento del valore aggiunto nazionale annuo, risultato non riscontrabile in nessun altro grande Paese dell’Unione europea.

Con un’economia che si regge su imprese di piccolissima dimensione, ma con performance economiche/occupazionali da giganti, la competitività del nostro Paese risente soprattutto dell’assenza delle grandi imprese. Da molti decenni, infatti, queste ultime sono scomparse, non certo per l’eccessiva numerosità delle piccole realtà produttive presenti in Italia, ma a causa dell’incapacità dei grandi player, prevalentemente di natura pubblica, di reggere la sfida lanciata dalla globalizzazione.

 

 

Fonte CGIA Mestre

 

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