Giurisprudenza

3 Luglio 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Segreti aziendali via Facebook, legittimo il licenziamento

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È legittimo il licenziamento per giusta causa di una lavoratrice che tramite il profilo Facebook (installato su un cellulare aziendale) ha divulgato informazioni riservate dell’azienda di cui è dipendente, a imprese concorrenti. Questo il contenuto delle sentenza n. 2636 emessa dal Tribunale di Bari il 10 giugno 2019.

Il caso riguarda una segretaria commerciale licenziata dalla sua azienda, datrice di lavoro, per giustificato motivo oggettivo. Successivamente, la società ha revocato il provvedimento a seguito dell’impugnazione giudiziale da parte della lavoratrice, ma azionando nei confronti di essa un procedimento disciplinare per aver indebitamente installato un suo profilo Facebook sul telefono aziendale e per averlo utilizzato per intrattenere frequenti e numerose conversazioni private durante le ore di lavoro a cui si aggiunge la trasmissione, anche in epoca successiva alla riconsegna del dispositivo nel periodo di congedo per malattia, di notizie riservate afferenti all’impresa ad aziende concorrenti.

La società è venuta a conoscenza dei fatti poiché il telefono, durante il periodo di assenza della lavoratrice per malattia, era rimasto in azienda ed i messaggi in arrivo erano stati controllati dal legale rappresentante.

La lavoratrice ha contestato il tutto dichiarandosi estranea ai fatti, ma trovandosi nella possibilità di essere licenziata per giusta causa. La dipendente nell’impugnare il recesso eccepiva la sua nullità, poiché intimato in seguito al recesso per giustificato motivo oggettivo, ossia quando si era già verificata la causa estintiva del rapporto di lavoro. Inoltre, nel considerare illegittimo il provvedimento, la segretaria chiedeva la condanna della società al suo reintegro, al pagamento, a titolo risarcitorio, di una somma pari a ventiquattro mensilità della retribuzione globale di fatto nonché al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali.

A seguito della costituzione in giudizio dell’azienda, il Tribunale di Bari ha deciso che la condotta della lavoratrice era idonea a integrare la giusta causa di licenziamento.

Il datore di lavoro, ai fini dell’accertamento della giusta causa, ha l’onere di provare la gravità dei fatti addebitati al lavoratore, in relazione alla portata oggettiva e soggettiva dei medesimi, alle circostanze nelle quali sono stati commessi ed all’intensità dell’elemento intenzionale e, dall’altro, la proporzionalità fra tali fatti e la sanzione inflitta.

I comportamenti dell’imputata costituiscono una grave illecito disciplinare: infatti, la lavoratrice, oltre ad aver installato indebitamente un suo profilo Facebook sul telefono aziendale, ha utilizzato tale dispositivo per intrattenere frequenti e numerose conversazioni private durante l’orario di lavoro svelando, tra l’altro, notizie aziendali riservate.

I fatti (provati tramite screenshot delle coversazioni) sono stati ritenuti molto gravi, tali da compromettere irrimediabilmente il rapporto fiduciario tra lavoratore e datore di lavoro. Secondo il giudice siamo nel campo di una vera e propria violazione dei doveri di correttezza e buona fede nonché degli obblighi contrattualmente assunti di diligenza e di fedeltà.

 

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