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13 Aprile 2021 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Si impoverisce la flotta dei pescherecci italiani

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Per valorizzare l’oro blu (mare ndr) come risorsa culturale, scientifica, ricreativa ed economica, l’11 aprile 2021 si è celebrata la Giornata del Mare. L’occasione ha consentito di tracciare un bilancio del settore, purtroppo fortemente in crisi causa la combinazione di numerosi fattori, tra cui il Covid-19.

Da una analisi di Coldiretti Impresapesca la flotta tricolore negli ultimi 35 anni ha perso quasi il 40 per cento delle imbarcazioni con un impatto devastante su economia e occupazione di un settore cardine del Made in Italy.

Il consumo pro capite degli italiani è di circa 28 kg di pesce all’anno, superiore alla media europea ma decisamente basso se confrontato con quello di altri Paesi che hanno un’estensione della costa simile, come ad esempio il Portogallo, dove se ne mangiano quasi 60 kg, praticamente il doppio.

Gli effetti combinati dei cambiamenti climatici, delle importazioni selvagge di prodotto straniero e di una burocrazia sempre più asfissiante hanno ridotto il numero dei pescherecci italiani ad appena 12mila unità, mettendo a rischio il futuro del comparto ma anche la salute dei cittadini poiché con la riduzione delle attività di pesca viene meno anche la possibilità di portare in tavola pesce italiano, favorendo gli arrivi  dall’estero di prodotti ittici che non hanno le stesse garanzie di sicurezza di quelle tricolori.

Anche la pandemia ha contribuito ad aggravare la situazione: infatti, Coldiretti registra il crollo di oltre il 30 per cento degli acquisti di pesce da parte della ristorazione dall’inizio dell’emergenza sanitaria, peraltro reso più pesante dalle chiusure di aprile. Il risultato è un crack da 500 milioni di euro tra produzione invenduta, crollo dei prezzi e chiusura dei ristoranti.

Sebbene gli acquisti domestici siano cresciuti del 6,7 per cento (dati Ismea relativi all’anno 2020), ad essere premiati sono stati soprattutto i consumi di prodotto surgelato, cresciuti del 17,6 per cento rispetto al +2,3 per cento del pesce fresco, inferiore anche rispetto alle conserve (tonno e altro) in salita del 5,8 per cento e a quelli essiccati o affumicati, che guadagnano un +11,1 per cento. Peraltro proprio il prodotto surgelato è quello che dà minori garanzie rispetto all’origine, considerato che in nove casi su dieci arriva dall’estero.

Alla difficoltà economiche aggravate dall’emergenza sanitaria, si aggiungono quelle legate alla drastica riduzione dell’attività di pesca imposte dalle normative europee e nazionali. Le giornate di effettiva operatività a mare sono scese per alcuni segmenti di flotta a poco meno di centoquaranta di media all’anno, rendendo non più sostenibile l’attività di pesca per una buona fetta della flotta nazionale considerata anche l’assenza di ammortizzatori e di valide politiche di mercato capaci di compensare le interruzioni.

 

Fonte Coldiretti

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