Giurisprudenza

1 Febbraio 2021 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Sindaci e il concorso in bancarotta fraudolenta

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Nell’ipotesi di operazioni degli amministratori tese ad azzerare il patrimonio sociale di una S.r.l., in favore di altre società del gruppo, per il tramite di cessione di beni ingiustificatamente svalutati, i sindaci rispondono di bancarotta fraudolenta per distrazione, quando si limitano ad adottare blande iniziative nei confronti degli stessi amministratori. Lo afferma la Cassazione Penale con la sentenza n. 156 del 5 gennaio 2021.

Il caso vede coinvolta la Corte di appello di Milano che ha confermato la condanna in primo grado inflitta ad A.L., L.M. e M.M. per bancarotta fraudolenta patrimoniale, commessa nella qualità di componenti del collegio sindacale della immobiliare ‘ALFA’ S.r.l., appartenente al gruppo ‘BETA’, dichiarata fallita il 23 febbraio 2012.

La distrazione di beni ha avuto ad oggetto il conferimento di tre complessi immobiliari di proprietà della fallita alla DELTA S.r.l., a fronte del riconoscimento in favore della cedente di una partecipazione nel capitale sociale della cessionaria pari al 68,25 per cento, per un valore di circa 13 milioni di Euro a fronte di un valore dei beni ceduti non inferiore a 20 milioni di Euro, partecipazione che veniva ceduta alla GAMMA  Capital Partecipation SA, società capogruppo della ‘holding’ BETA, a fronte della compensazione con crediti inesistenti vantati nei confronti della ‘ALFA’.

I tre imputati hanno ricoperto simultaneamente il ruolo di revisori contabili della ‘ALFA’ ed erano anche componenti del collegio sindacale di altre società del gruppo ‘BETA’, segnatamente la KAPPA e la GAMMA Italia S.p.a. La Cassazione ha respinto il ricorso dei tre.

Secondo il Collegio, plurimi e conclamati segnali d’allarme non hanno provocato alcuna reazione nei sindaci, i quali si sono limitati a semplici richieste di chiarimenti agli amministratori. I poteri-doveri dei sindaci, infatti, non si esauriscono nella mera verifica contabile della documentazione messa a disposizione dagli amministratori, ma, pur non investendo in forma diretta le scelte imprenditoriali, si estendono al contenuto della gestione sociale, comprendendo il riscontro tra la realtà effettiva e la sua rappresentazione contabile. Gli imputati, in particolare, avrebbero dovuto attivarsi non solo con il potere di denuncia al Tribunale, ma, ancor prima, con gli altri poteri d’intervento previsti dalla legge, quali, oltre alla operata richiesta di informazioni agli amministratori, il compimento di atti di ispezione e controllo e la convocazione dell’assemblea.

Inoltre, perché si configuri la responsabilità dei sindaci ex art. 2407 co. 2 c.c. – per i fatti o le omissioni degli amministratori, quando il danno non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro carica – non è richiesta l’individuazione di specifici comportamenti che si pongano espressamente in contrasto con tali doveri, ma è sufficiente che essi non abbiano rilevato una macroscopica violazione o, comunque, non abbiano in alcun modo reagito di fronte ad atti di dubbia legittimità e regolarità, così da non svolgere l’incarico con diligenza, correttezza e buona fede, eventualmente anche segnalando all’assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o denunciando i fatti al Tribunale per consentirgli di provvedere ai sensi dell’art. 2409 c.c. “Denunzia al tribunale”.

 

 

 

 

 

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