Giurisprudenza

29 Marzo 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Socio lavoratore di Srl paga l’Irap

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L’Irap (imposta regionale sulle attività produttive) è l’unica imposta a carico delle imprese che è proporzionale al fatturato e non applicata all’utile di esercizio. Si tratta di un tributo che coinvolge aziende, enti o liberi professionisti e il suo presupposto è l’esercizio abituale, nel territorio delle regioni, di attività autonomamente organizzate dirette alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi. Ciò significa che l’Irap è dovuta esclusivamente nelle situazioni in cui si ravvisi l’esistenza di un’autonoma organizzazione.

Il delicato problema di stabilire se sussista o meno un’autonoma organizzazione, si manifesta soprattutto nei confronti di singoli professionisti e piccoli imprenditori. Il principio generale afferma che si è in presenza di attività autonomamente organizzata tutte le volte in cui il contribuente che eserciti l’attività di lavoro autonomo o d’impresa: sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; impieghi beni strumentali eccedenti le quantità che costituiscono il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione e si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui non meramente esecutivo.

Il tema dell’autonoma organizzazione è stato ancora recentemente affrontato dalla Commissione Tributaria Regionale per la Lombardia con la sentenza n. 1169 del 13 marzo 2019. Di seguito il caso.

La Commissione di primo grado ha respinto il ricorso del contribuente, programmatore informatico libero professionista, inteso ad ottenere il rimborso di quanto versato a titolo di Irap dal 2012 al 2015. La CTP ha, infatti, rilevato che il contribuente aveva esercitato la sua attività quasi esclusivamente per la Srl di cui è socio, realtà alla quale non ha fatto riferimento in sede di ricorso e non ha specificato in alcun modo come gestisca la sua eventuale clientela, sicché ha dedotto che la partecipazione del professionista alla srl, se pur solo al 10 per cento, gli fornisse quei benefici organizzativi e strumentali derivanti dal collegamento a tale realtà associativa.

Il contribuente ha proposto appello, richiamando ampia giurisprudenza di legittimità e di merito in materia e negando che la circostanza di lavorare quasi esclusivamente per la società di cui è socio sia sintomo di autonoma organizzazione, posto che è il contribuente ad apportare benefici alla società con la sua opera intellettuale e non il contrario. Dall’ufficio della propria abitazione, senza collaboratori e con minimi mezzi strumentali, egli svolge la sua attività di programmatore informatico, integrando e supportando l’attività della società, confrontandosi con gli altri programmatori, fornendo loro consulenza sulle problematiche più complesse ed essendo presente in sede solo per le riunioni dei soci e gli incontri con i principali clienti, mentre le riunioni tecniche o i confronti con gli altri programmatori/soci sono normalmente svolte via skype o al telefono.

La CTR non ha accolto l’appello e ha confermato la sentenza impugnata. In caso di richiesta di rimborso spetta al contribuente lavoratore autonomo – che per così dire “ritratta” le sue dichiarazioni ed i suoi conteggi dell’imposta dovuta – la prova che non sussistono, invece, le condizioni di applicazione dell’Irap. Nel caso di specie, quest’onere non risulta adempiuto, essendo anzi emersi molteplici indizi dell’esistenza di una struttura organizzata, non estranea al professionista, che ne incrementa e valorizza l’attività. Emerge, infatti, che il contribuente svolge la stessa attività professionale della Srl di cui è socio e, pur fatturando alla società, lavora in pratica a vantaggio degli stessi clienti finali. Non può dunque negarsi che la sua professione sia incrementata dalla struttura societaria, che è sostanzialmente a sua disposizione (e così si spiega che egli non abbia né costi né beni strumentali rilevanti) e comunque – secondo la narrazione dello stesso appellante – acquisisce la clientela e ne mantiene i rapporti e gli offre le competenti collaborazioni di altri programmatori.

La circostanza, poi, che il professionista-socio partecipi alle riunioni con gli altri soci sia per la conduzione della società, sia per affrontare questioni tecniche, rivela un concreto esercizio dell’attività in forma associata.

 

 

 

 

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