Giurisprudenza

12 Giugno 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Solo sanzione pecuniaria per il falso in assegno circolare

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Il falso in assegno circolare non è più previsto dalla legge come reato. È quanto emerge dalla sentenza n. 24165 del 30 maggio 2019 della Corte di Cassazione – Seconda Sezione Penale.

La corte di appello di Genova, con sentenza in data 24 gennaio 2018, in parziale riforma della pronuncia del tribunale dello stesso capoluogo del 7 febbraio 2012, riduceva la pena inflitta ad A.B. ad anno 1, mesi 10 di reclusione ed Euro 100 di multa in ordine ai reati di truffa e falso in assegno circolare allo stesso contestati.

Avverso detta sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato lamentando, con un unico motivo, violazione dell’art. 606 c.p.p., lett. e) in ordine alla identificazione dell’imputato quale autore dei reati contestati.

L’unico motivo di ricorso proposto è manifestamente infondato e deve pertanto essere dichiarato inammissibile. La Corte però ha ritenuto che l’inammissibilità del ricorso per cassazione, per qualunque causa essa sia ritenuta, non impedisce la possibilità di dichiarare la depenalizzazione del reato nel frattempo intervenuta.

Posto quindi che l’inammissibilità dell’unico motivo di ricorso non impedisce la declaratoria di proscioglimento per intervenuta depenalizzazione, la Corte ritiene di dovere pronunciare che il reato di falso in assegno circolare, non è più previsto dalla legge come reato. Invero, recentemente intervenute in tema di falso in titoli di credito bancario le Sezioni Unite hanno affermato che in tema di falso in scrittura privata, a seguito dell’abrogazione dell’art. 485 c.p. e della nuova formulazione dell’art. 491 c.p. ad opera del D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, la condotta di falsificazione dell’assegno bancario avente clausola di non trasferibilità non rientra più tra quelle soggette a sanzione penale ed integra un illecito civile, mentre permane la rilevanza penale dei falsi in titoli di credito trasmissibili per girata (Sez. U. n. 40256 del 19/07/2018, Rv. 273936).

In particolare secondo la citata pronuncia delle Sezioni Unite la ratio della tutela dell’art. 491 c.p. è strettamente connessa al maggior pericolo di falsificazione insito nel regime di circolazione dei titoli trasmissibili in proprietà mediante girata, trattandosi di un meccanismo circolatorio particolarmente esposto per le sue caratteristiche a condotte insidiose ed idonee a pregiudicare l’affidamento di una pluralità di soggetti sulla correttezza degli elementi indicati nel titolo.

Tutte le considerazioni esposte dalle Sezioni Unite nella pronuncia citata in tema di assegno bancario non trasferibile valgono anche per l’assegno circolare non trasferibile che pure, incidentalmente, la sentenza della sezioni unite già richiama; difatti l’assegno circolare è un titolo di credito emesso da una banca, che lo firma, in relazione a una somma di denaro, che già è detenuta in cassa dall’istituto. L’assegno deve essere emesso con la formula di non trasferibilità, e ciò ai sensi della particolare disciplina dettata dal D.Lgs. n. 231 del 2007, artt. 49 e segg. in tema di disciplina contro il riciclaggio di denaro, ossia non può essere girato a terzi beneficiari, a maggiore garanzia della persona che riscuoterà l’importo. Sul titolo deve essere indicato il nome o la ragione sociale del soggetto beneficiario ed a maggiore tutela del creditore, la banca emittente dovrà depositare presso la Banca d’Italia una cauzione a copertura della somma riportata sull’assegno circolare. E posto quindi che l’assegno circolare è essenzialmente non trasferibile, l’applicazione dei principi affermati dalle Sezioni Unite della corte di cassazione nella indicata pronuncia anche a tale mezzo di pagamento deve necessariamente fare concludere per l’intervenuta depenalizzazione delle condotte di falsificazione degli assegni circolari per i quali la non trasferibilità rappresenta la regola.

In conclusione, può affermarsi, che la politica di decriminalizzazione ha intrapreso una nuova strada di arretramento del diritto penale che ha comportato la trasformazione di taluni reati (a tutela della fede pubblica, dell’onore e de patrimonio) in illeciti civili a cui applicare sanzioni pecuniarie punitive irrogate dal giudice civile che si aggiungono alla sanzione riparatoria del risarcimento del danno.

 

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