Mondo Impresa

11 Aprile 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Startup, il vero futuro dell’impresa?

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Tralasciando gli aspetti giuridici e normativi connessi a questo tipo di società di capitali, le startup sono tutte quelle attività imprenditoriali, non necessariamente tecnologiche, che vogliono accelerare lo sviluppo o la realizzazione del prodotto o servizio distintivo su cui si basano. Da qui nasce la dicitura di startup innovative, ossia società di capitali costituite, anche in forma cooperativa, in Italia o in un altro Paese dell’UE, che abbiano però una sede produttiva o una filiale in Italia e come oggetto sociale esclusivo o prevalente: lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

Le startup innovative in Italia sono 10.075 (con una crescita di trecento unità ogni trimestre), il loro capitale sociale complessivo ammonta a 489,3 milioni di euro (circa 50mila euro a impresa). Vi lavorano 53.7002 persone, tra soci (40.886) e addetti (12.818) e hanno sede prevalentemente in Lombardia (2.543), Lazio (1.124), Emilia Romagna (891), Veneto (879), Campania (788). Questi dati emergono dalla ricerca “Startup innovative e sviluppo di canali di finanziamento diretti ed indiretti a loro dedicati” realizzata dall’ACRI (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa) e presentata in occasione del convegno “Startup innovative: un sistema tra opportunità di scenario e problemi di crescita” tenutosi a Milano nei primi giorni del mese di Aprile 2019.

Lo studio ha inoltre analizzato il capitale umano delle startup innovative in termini di profilo familiare, di istruzione e professionale di soci ed addetti. Per quanto riguarda i soci, essi hanno in media 43 anni (età mediamente più alta rispetto alle medie europee), hanno conseguito un titolo di studio pari o superiore alla laurea triennale, nel 72,8 per cento dei casi, per lo più in materie tecnico-ingegneristiche ed economico-manageriali, con una concentrazione molto più alta di soci con master e dottorato tra le startup attive nel comparto Ricerca e Sviluppo. La maggioranza dei soci laureati (88 per cento) svolge mansioni coerenti con il proprio percorso di studi e il 50 per cento di coloro che hanno avuto esperienze professionali prima di fondare una startup (87,1 per cento) svolge nella stessa delle attività in linea con i precedenti impieghi. La quasi totalità dei soci (96 per cento) conosce almeno un’altra lingua oltre l’italiano (l’inglese, seguito da francese e spagnolo), mentre la metà ha avuto esperienze di studio o lavoro in altri Paesi. Per quanto riguarda il profilo degli addetti, questi hanno in media tra i 25 e 34 anni, sono prevalentemente uomini (tre su quattro) con un diploma di scuola superiore ed esperienza nell’ambito professionale tecnologico –ingegneristico. Entrambe le categorie analizzate, quelle di soci e addetti, si caratterizzano per un alto attaccamento territoriale.

Per quanto riguarda la distribuzione per settori di attività, il 71,7 per cento delle startup innovative fornisce servizi alle imprese. In particolare, prevalgono le specializzazioni in produzione software e consulenza informatica, attività di R&S, attività dei servizi d’informazione; il 18,8 per cento delle startup opera nei settori dell’industria in senso stretto e il 4 per cento nel commercio.

In merito alle performance economico-finanziarie delle startup innovative in Italia, gli ultimi dati disponibili riferiti all’anno fiscale 2016 attestano un valore complessivo della produzione delle startup innovative pari a 761 milioni di Euro. Il valore della produzione medio è contenuto e pari a 155.000 euro, con un valore mediano di 30.000 euro. Il valore medio dell’attivo si attesta a 267.000 euro con una mediana di 74.500 euro.

Il reddito operativo complessivo dell’ecosistema risulta negativo e pari a 88 milioni di euro. Secondo le rilevazioni sull’anno fiscale 2016, la maggioranza delle imprese innovative, il 57 per cento, risulta in perdita, con un differenziale sostanziale rispetto al dato delle società di capitali nel complesso, pari al 33,7 per cento (delta di 23 punti percentuali). Tale delta è ascrivibile sicuramente al profilo di rischio delle startup innovative in qualità di imprese di recente costituzione ad elevato contenuto tecnologico. Anche in tema di ROI (rendimento dopo l’investimento) e ROE (redditività del capitale) si sottolinea l’alta variabilità del sistema startup. Tali indicatori di redditività registrano infatti valori negativi a livello di sistema, tuttavia, considerando le startup in utile al 2016, queste performano sensibilmente meglio rispetto alle altre società di capitali: ROI al 0,11 contro 0,03 e ROE al 0,25 contro 0,0518.

Un altro elemento da considerare per un quadro completo sulle startup riguarda il tasso di sopravvivenza delle startup innovative. Secondo l’ultima relazione MISE, al 31 dicembre 2017 il 6 per cento delle startup innovative costituite nel 2014 e il 10 per cento di quelle iscritte prima del 2013 ha cessato la propria attività. Le ragioni di un tasso di sopravvivenza a due e tre anni relativamente elevato rispetto ai dati globali possono essere riassunte per il quadro italiano per a) la lentezza di accesso al mercato di molte imprese innovative italiane, che rimangono come sospese in una fase di sviluppo del prodotto innovativo prima di ottenere riscontri dal mercato, b) le misure dello Startup act che agevolano la sopravvivenza di startup anche in assenza di un fatturato significativo, c) la presenza di barriere all’entrata sia regolamentari che culturali più alte rispetto ad altri contesti, come quello anglosassone (MISE, 2018).

Prof. Marco Cantamessa  Politecnico di Torino

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