Fisco

13 Ottobre 2021 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

0

Tamponi covid ai dipendenti e fisco

Print Friendly, PDF & Email

Dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di prevenire la diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2, a chiunque svolge una attività lavorativa nel settore privato è fatto obbligo, ai fini dell’accesso ai luoghi in cui la predetta attività è svolta, di possedere e di esibire, su richiesta, la certificazione verde COVID-19. È quanto stabilisce l’articolo 9-septies del DL 52/2021.

Qualora il dipendente non sia vaccinato, è necessario avere un tampone rapido che ha una validità di quarantotto ore dal momento dell’effettuazione, oppure un test salivare che ha validità di settantadue ore dal momento dell’effettuazione.

Ma quali sono i risvolti fiscali se un datore di lavoro paga al proprio dipendente che non ha il green pass un tampone per il covid per permettergli comunque l’accesso all’azienda e dunque di poter svolgere il proprio lavoro?

L’azienda può aver concluso un accordo sindacale o redatto un apposito regolamento con i quali si stabilisce che il costo sostenuto dall’impresa per il tampone del dipendente rientra nel welfare aziendale; altrimenti in assenza di uno specifico accordo o regolamento, il tampone diventa un benefit per il dipendente e come tale va tassato, cioè in capo al dipendente stesso. Le spese dei tamponi che il datore di lavoro paga al dipendente non vaccinato non possono essere considerate effettuate nell’interesse esclusivo dell’azienda.

Si ricorda che, come previsto dal decreto Sostegni, il costo sostenuto dall’impresa non è soggetto a tassazione se erogati nel limite annuo di 516 euro.

Tags: , , , , , , ,


Segnalazioni, informazioni, comunicati, nonché rettifiche o precisazioni sugli articoli pubblicati vanno inviate a: redazione@dailytax.it




Back to Top ↑