Giurisprudenza

11 Marzo 2021 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Trasferimento di partecipazioni di controllo ai discendenti

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Nell’ipotesi in cui, mediante patto di famiglia, il disponente trasferisca le quote di maggioranza di una spa (pari al 75 per cento) in parti uguali ai suoi tre figli, non sussistono le condizioni per l’applicazione dell’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni, neppure se i figli, il giorno successivo alla stipula del patto di famiglia, stipulano un patto parasociale in cui si impegnano ad assumere all’unanimità qualsiasi decisione relativa all’ordinaria o straordinaria amministrazione e qualsiasi altra decisione. Questo principio è ricavabile dall’analisi della sentenza n. 6591, depositata il 10 marzo 2021 dalla Corte di Cassazione.

Il caso riguarda il signor L.V. che ha donato separatamente ed in parti uguali, ai figli il 24,50 per cento del capitale sociale della Alfa S.p.A. Con il contratto le parti chiedevano l’applicazione del beneficio previsto dall’art. 3 comma 4 ter del DLgs. 346 del 1990, ossia l’esenzione fiscale per i trasferimenti effettuati anche tramite patti di famiglia. L’Agenzia delle entrate ha notificato a S.S., notaio rogante, l’avviso di accertamento di maggior imposta di donazione, non ritenendo sussistere i requisiti per la concessione dell’esenzione, atteso che tale beneficio trovava applicazione limitatamente alle partecipazioni mediante le quali era acquisito o integrato il controllo ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1, c.c. (maggioranza dei voti esercitabili in assemblea ordinaria). S.S. ha impugnato l’atto impositivo e la Commissione Tributaria Provinciale di Napoli ha rigettato il ricorso, sulla base del rilievo che con il patto di famiglia non era rispettata la condizione della prosecuzione di attività di impresa o di controllo per cinque anni. Il notaio rogante ha appellato la pronuncia, denunciando l’erronea valutazione dei fatti di causa e rilevando che il potere di controllo si era trasferito congiuntamente in capo ai donatari, nella stessa consistenza già sussistente in capo al donante, come confermato dalla stipula di un patto parasociale accessorio, restando peraltro salva la “ratio” dell’agevolazione tributaria.

La Commissione Tributaria Regionale della Campania ha accolto l’appello, ritenendo sussistente, nella specie, il presupposto per l’applicazione dell’esenzione, posto che il contratto era stato accompagnato dalla stipula di un patto parasociale accessorio con cui i tre figli avevano convenuto, con l’approvazione del padre, di adottare gestione e decisioni all’unanimità per cinque anni rinnovabili alla scadenza, con reciproco divieto di alienare azioni, sicché era evidente la volontà delle parti di porre in essere un controllo societario esclusivamente congiunto. L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso in cassazione.

La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate e cassato la sentenza di merito. Il patto parasociale, stipulato il giorno successivo al patto di famiglia, non risulta idoneo a garantire l’esenzione. Per applicare l’esenzione, si richiede, in caso di trasferimento di quote di società di capitali, che il beneficiario acquisti o integri il controllo della società, “che si realizza quando un soggetto dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria di una società, ossia detiene più del cinquanta per cento delle quote o azioni della stessa, con diritto di voto nell’assemblea ordinaria”, imponendo, inoltre, la prosecuzione del controllo per almeno cinque anni.

Quindi, ove la partecipazione del socio di maggioranza venga frazionata tra i figli, il controllo non è integrato in capo ai singoli discendenti e l’esenzione non può spettare. L’agevolazione spetterebbe solo in caso di attribuzione della partecipazione di maggioranza in comproprietà ai figli: “la cessione contestuale del disponente di più quote societarie, per usufruire dell’esenzione, deve consentire che sia realizzato l’effettivo passaggio generazionale dell’impresa conservandone l’unitarietà e la funzionalità mediante il totale trasferimento del controllo di diritto dai disponenti ai discendenti”.

Concludendo, solo il trasferimento delle quote in comproprietà ai tre fratelli avrebbe consentito di integrare la condizione del controllo richiesta dalla norma agevolativa. Mentre il patto parasociale non risulta idoneo a tal fine in quanto: è stato stipulato successivamente al patto di famiglia, mentre la condizione del controllo deve sussistere già all’origine; ha efficacia esclusivamente tra le parti e non può incidere direttamente sull’attività sociale; la norma agevolativa deve essere interpretata restrittivamente.

 

 

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