Fisco

14 Marzo 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Trattamento, ai fini Iva, delle somme a titolo risarcitorio

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Le somme addebitate nei confronti dei clienti morosi, a fronte delle spese sostenute dal cedente o prestatore per il recupero dei relativi crediti, sono escluse da Iva. È quanto emerge dalla risposta n.74 del 13 marzo 2019 fornita dall’Agenzia delle entrate all’interpello presentato da una società.

La società ALFA (istante) ha affidato alla società BETA l’incarico per il recupero di crediti di difficile esigibilità. BETA, in esito all’attività di recupero crediti svolta, emette fattura alla società istante per il corrispettivo contrattuale e per il recupero delle spese sostenute, assoggettando ad Iva con aliquota ordinaria sia il corrispettivo sia gli ulteriori importi richiesti al debitore a titolo di recupero delle spese legali ovvero di segreteria o altro. ALFA chiarisce che, in esito all’attività di recupero del credito da parte di BETA, riceve dal debitore un importo che comprende il credito originario, gli interessi moratori e le spese per il recupero del credito. Quindi, emette nota o fattura per l’importo eccedente il credito originario, applicando l’esclusione dall’imposta sul valore aggiunto.

ALFA chiede conferma che le somme corrisposte a titolo esclusivamente risarcitorio, nonché per rivalutazione monetaria sul risarcimento danni e per relativi interessi siano escluse dal campo di applicazione dell’Iva (dell’articolo 15, primo comma, n. 1, del d.P.R. n. 633 del 1972 – Non concorrono a formare la base imponibile: le somme dovute a titolo di interessi moratori o di penalità per ritardi o altre irregolarità nell’adempimento degli obblighi del cessionario o del committente).

L’Agenzia delle entrate così si è espressa. Innanzitutto occorre ricordare quanto segue: “costituiscono prestazioni di servizi le prestazioni verso corrispettivo dipendenti da contratti d’opera, appalto trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte”; “la base imponibile delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi è costituita dall’ammontare complessivo dei corrispettivi dovuti al cedente o prestatore, secondo le condizioni contrattuali, compresi gli oneri e le spese inerenti all’esecuzione e i debiti o altri oneri verso terzi accollati al cessionario o al committente, aumentato delle integrazioni direttamente connesse con i corrispettivi dovuti da altri soggetti”; non concorrono a formare la base imponibile “le somme dovute a titolo di interessi moratori o di penalità per ritardi o altre irregolarità nell’adempimento degli obblighi del cessionario o del committente”.

Inoltre, “le somme corrisposte a titolo di penale per violazione di obblighi contrattuali non costituiscono il corrispettivo di una prestazione di servizio o di una cessione di un bene, ma assolvono una funzione punitivo-risarcitoria. Conseguentemente dette somme sono escluse dall’ambito di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto per mancanza del presupposto oggettivo”.

Poi, se a tutto ciò si aggiunge che in base ai contratti stipulati da ALFA con i clienti, risultati poi morosi, è prevista una clausola risolutiva espressa e una clausola penale in caso di inadempimento contrattuale e che l’importo complessivo delle somme recuperate dal soggetto moroso comprendano gli interessi moratori e le spese per il recupero crediti, si ritiene che tali somme abbiano natura risarcitoria e debbano, pertanto, considerarsi escluse dal computo della base imponibile.

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