Fisco

18 Ottobre 2021 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Trattamento fiscale dei tamponi covid ai dipendenti, qualche dubbio

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Dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di prevenire la diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2, a chiunque svolge una attività lavorativa nel settore privato è fatto obbligo, ai fini dell’accesso ai luoghi in cui la predetta attività è svolta, di possedere e di esibire, su richiesta, la certificazione verde COVID-19. È quanto stabilisce l’articolo 9-septies del DL 52/2021.

Qualora il dipendente non sia vaccinato, è necessario avere un tampone rapido che ha una validità di quarantotto ore dal momento dell’effettuazione, oppure un test salivare che ha validità di settantadue ore dal momento dell’effettuazione.

Ma quali sono i risvolti fiscali se un datore di lavoro paga al proprio dipendente che non ha il green pass un tampone per il covid per permettergli comunque l’accesso all’azienda e dunque di poter svolgere il proprio lavoro?

L’azienda può aver concluso un accordo sindacale o redatto un apposito regolamento con i quali si stabilisce che il costo sostenuto dall’impresa per il tampone del dipendente rientra nel welfare aziendale; altrimenti in assenza di uno specifico accordo o regolamento, il tampone diventa un benefit per il dipendente e come tale va tassato, cioè in capo al dipendente stesso. Le spese dei tamponi che il datore di lavoro paga al dipendente non vaccinato non possono essere considerate effettuate nell’interesse esclusivo dell’azienda. Attenzione però, qualche dubbio interpretativo può sorgere.

Il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro. Come previsto dal decreto Sostegni, il costo sostenuto dall’impresa per beni ceduti e servizi prestati non è soggetto a tassazione se questi sono erogati nel limite annuo di 516 euro. Se il valore complessivo dei fringe benefit ricevuti dal dipendente è superiore al suddetto limite, lo stesso concorre interamente a formare il reddito.

Le spese sostenute nell’interesse esclusivo del datore di lavoro non possono essere tassate in capo al dipendente (divise per il personale, accertamenti sanitari connessi alla sicurezza sul lavoro, iscrizione ad albi professionali per esigenze di lavoro). Il tampone covid-19? Il suo costo deve considerarsi sostenuto nell’esclusivo interesse del datore di lavoro?

Da una parte l’obbligo del tampone serve a prevenire la diffusione dell’infezione da SARS-CoV2, a tutelare la salute pubblica e la salute e la sicurezza dei lavoratori, quindi si palesa un chiaro interesse del datore di lavoro; dall’altra la stessa Agenzia delle entrate trattando il tema dei test sierologici sul personale dipendente, ha escluso le relative spese da qualsiasi agevolazione fiscale, in particolare dal credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di DPI. Secondo l’Agenzia i test sierologici non erano riferibili né all’attività di sanificazione, né all’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute di lavoratori e utenti.

Rimangono i dubbi e si attende una presa di posizione dall’amministrazione finanziaria.

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