Fisco

20 Dicembre 2021 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Trattamento fiscale di regali e cene natalizie

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Il Santo Natale è alle porte e come ogni anno torna la tradizione aziendale di omaggiare i clienti, i dipendenti e i soggetti terzi con regali e acquisti dedicati, oppure organizzare pranzi o cene per il consueto scambio di auguri.

In questo clima di festa, però, non bisogna dimenticare gli aspetti contabili e i rispettivi trattamenti fiscali.

In tema di regali e omaggi, occorre distinguere se si tratta di beni acquistati esternamente oppure beni prodotti all’interno dell’azienda. Se si tratta di costi sostenuti per l’acquisto di beni (successivamente omaggiati a terzi) la cui produzione o il cui scambio non rientra nell’attività propria dell’impresa, questi costi sono integralmente deducibili (Iva detraibile) dal reddito d’impresa nel periodo di sostenimento, purché il valore unitario non superi euro 50.

Nel caso in cui il costo superi euro 50, invece, si rientra nelle spese di rappresentanza, pertanto la deducibilità sarà parametrata ai ricavi e proventi dell’impresa, mentre la successiva cessione gratuita comporta la non detraibilità dell’imposta sul valore aggiunto.

L’impresa può decidere di omaggiare clienti e fornitori con beni la cui produzione o il cui scambio rientra nella sua attività. Questi beni acquistati o prodotti per la commercializzazione e successivamente destinati a omaggio costituiscono spesa di rappresentanza, con la conseguenza che andrà cambiata la classificazione contabile degli stessi e andranno rispettate le regole per la deduzione dei costi. Per quanto riguarda l’Iva, la cessione gratuita deve essere assoggettata a imposta sulla base del prezzo di acquisto o, in mancanza, del prezzo di costo dei beni (costo di produzione + costi accessori), determinato nel momento in cui si effettua la cessione gratuita.

Se a ricevere i regali sono i dipendenti della società, il costo di acquisto di tali beni va classificato nella voce spese per prestazioni di lavoro dipendente, pertanto tali costi saranno interamente deducibili dalla base imponibile al fine delle imposte dirette, a prescindere dal fatto che il bene sia o meno oggetto di produzione e/o commercio da parte dell’impresa. Ai fini Iva, per l’omaggio verso dipendenti di beni che non rientrano nell’attività propria dell’impresa, l’imposta è indetraibile e la loro cessione gratuita è esclusa dal campo di applicazione dell’Iva. Invece, sempre ai fini Iva, per la cessione gratuita di beni la cui produzione o commercio rientra nell’attività propria dell’impresa, valgono le regole relative agli omaggi verso i soggetti terzi.

Nell’ipotesi di pranzi o cene aziendali, avremo un trattamento differente a seconda che venga offerto a terzi, clienti, fornitori o esclusivamente ai dipendenti. Nel primo caso si tratta di spese di rappresentanza e sono deducibili nel limite del 75 per cento della spesa sostenuta, entro il limite massimo annuale di deducibilità (1,5 per cento dei ricavi e proventi fino a 10milioni di euro; 0,6 per cento dei ricavi e proventi da 10milioni a 50milioni di euro; 0,4 per cento dei ricavi e proventi oltre i 50milioni di euro); nel secondo caso le spese sostenute non rientrano nell’ambito della rappresentanza, costituendo una somministrazione gratuita di cibo e bevande e mancando del carattere promozionale. Il costo sostenuto è comunque deducibile, nel limite del 75 per cento della spesa. Per entrambe le fattispecie (rappresentanza e non), invece, l’Iva è indetraibile.

Infine, è sempre meglio identificare nei documenti fiscali i soggetti che hanno partecipato agli eventi aziendali. In caso di controllo da parte della Guardia di Finanza, le fiamme gialle verificano il rapporto di reciproca dipendenza tra il soggetto che sostiene i costi e quello che ne beneficia, ponendo particolare attenzione proprio alla categoria dei beneficiari, poiché tali costi potrebbero mascherare elargizioni, assegnazione di beni ai soci o semplice autoconsumo.

 

 

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