Mondo Impresa

3 Luglio 2020 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Unimpresa: licenziamenti a raffica dopo il 17 agosto

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È assai probabile che il 17 agosto 2020, al termine del blocco imposto dal decreto rilancio, si aprano le condizioni per un vero e proprio massiccio ricorso ai licenziamenti da parte delle aziende. È quanto prevede il Centro studi di Unimpresa (Unione nazionale di Imprese – associazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese così come individuate dalle norme dell’Unione Europea) secondo cui la situazione complessiva dell’occupazione, durante questa emergenza legata al Covid-19, è peggiore di quella di dieci anni fa: le ore di cassa integrazione usate nell’ultimo bimestre sono pari a 1,7 miliardi, da confrontare agli 1,3 miliardi di ore del 2010.

Il congelamento dei licenziamenti prorogato dal decreto rilancio dal 17 maggio al 17 agosto 2020, si avvicina sempre più al capolinea e la cura degli ammortizzatori sociali sta terminando i suoi tiepidi effetti, poiché si tratta di indennizzi pari a 4,2 euro l’ora peraltro pagati con ritardi di oltre tre mesi.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, nei prossimi mesi si apriranno due possibili scenari. Il primo è più ottimistico, esclude un ritorno del contagio, prevede un pil in calo del 9,2 per cento quest’anno e un recupero del 4,8 per cento nel 2021; in tale circostanza il numero degli occupati si ridurrebbe solo del 3,9 per cento nel 2020. Nello scenario più avverso, invece, il pil potrebbe scendere addirittura del 13 per cento con una conseguente riduzione degli occupati di oltre il 5 per cento.

L’associazione propone delle misure di sostegno dell’occupazione che prevedano per le aziende che non licenziano per giustificato motivo oggettivo e comunque per cause inerenti alla crisi economica post Covid, una riduzione dell’aliquota contributiva ai propri dipendenti. Andrebbe quindi applicata, per un periodo di dodici mesi, l’aliquota in uso per gli apprendisti pari (mediamente) al 10 per cento a carico dell’azienda ed al 5,84 per cento a carico del lavoratore, dando così tanto alle aziende quanto ai lavoratori (ed alle loro famiglie) una boccata d’ossigeno.

 

Fonte Unimpresa

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